Parrocchia San Biagio V. e M.

Affrontare la storia dell’edificio CHIESA di fatto vuol dire affrontare la nostra storia come popolo di chiesa perché nei secoli scorsi LA CHIESA era il punto di riferimento nei nostri piccoli paesi.  Il suono delle campane al mattino e alla sera (Ave Maria e il Pater) scandivano l’inizio e la fine della giornata non solo lavorativa. La messa mattutina era quotidiana (alle ore 6,00) orario modificato nel corso degli anni in base al cambiamento delle attività quotidiane e della vita sociale.

 Cronologia storica della chiesa.

A Pieranica il fabbricato della Chiesa con la piazza Fontana e gli immobili che la delimitano a sud segnava la fine del paese. Il prolungamento verso Torlino, compreso l’oratorio, il nuovo monumento ai caduti, viene realizzato a partire degli anni ’50 del secolo scorso con l’ampliamento contestuale dell’abitato.

Risalire alla data certa della costruzione della chiesa, con i dati storici attuali, non è possibile. Tuttavia sì può fare riferimento ad una serie di testimonianze e citazioni che consentono di restituire alcune fasi storiche indicative della vita della Chiesa.

In undocumentoufficiale risalente7 marzo 1192 si fa riferimento ai borghi esistenti. Trattasi del diploma imperiale emanato da Enrico VI, il quale conferma ai cremonesi e al loro comune i diritti sul borgo di Crema e le sue pertinenze. Il documento divide i 40 villaggi in quattro distretti. Il quarto distretto comprende: Cremosano, Casaletto Vaprio, Bordenacio* Quintano, Pieranica, Torlino. (*area sant’Ippolito).

Esistevano le chiese? La prima presenza nel cremasco  viene fatta risalire al complesso  di Palazzo Pignano.  Ambrogio, eletto dal popolo milanese   Vescovo di Milano, per le sue qualità: morali, religiose, culturali e politiche, invita al nord alcune famiglie romane praticanti per diffondere il cristianesimo. Nella zona cremasca si insedia una famiglia patrizia che, oltre ad organizzare la propria proprietà, dà origine al complesso di cui oggi vediamo i resti: la Pieve di San Martino. Questa costruzione diventa il prototipo delle chiese successive.  A sua volta tipologicamente risalente alla basilica romana (laica), luogo pubblico destinato alle assemblee, al commercio, alle discussioni delle cause legali. Unica navata, copertura lignea a capanna.  L’orientamento delle chiese rispettato in tutti i paesi già menzionati è est/ovest.

1286 Risale a questo tempo la testimonianza di insediamento religioso a Pieranica quando una comunità di religiosi “Umiliati” iniziò a erigere la chiesa di San Martino. ( Menant 1979)

1531 La rettoria di S. Biagio di Pieranica era già parrocchia. (vedi data affresco 1510)

1566 in occasione della visita pastorale del vescovo di Piacenza, Bernardino Scotti, la parrocchia di Pieranica contava 180 anime; il reddito del beneficio parrocchiale era di 240 libre (visite Scotti 1566-1570). (con la bolla”Super Universas” di papa Gregorio XIII dell’11 aprile 1580 la parrocchia venne staccata dalla diocesi di Piacenza e unita alla diocesi di Crema.- (Diocesi di Crema 1993)

1569 Viene istituita la Confraternita del Santissimo Sacramento (Lucchi 1980). Nello stesso secolo si forma la confraternita del Rosario (Scarpini 1871). La confraternita del S.S. Sacramento venne temporaneamente soppressa per effetto delle direttive napoleoniche;(Soppressioni, Beni culturali – vol.I)

1752 La parrocchia di Pieranica contava 384 anime (Status animarum – diocesi di Crema, 1751-1752).

1781 – L’unica navata della chiesa, con copertura lignea a falde, viene ampliata con gli altari laterali della Beata Vergine Maria e del Crocifisso. Il parroco Carlo Molossi provvede per la fabbrica del Coro, del Paradiso dell’Altare Maggiore, del Portatile per la terza domenica del mese.

1785 – Da altre memorie risultano eseguite le seguenti lavorazioni: imbiancatura della chiesa, intervento sull’altare della Beata Vergine Maria con distruzione degli stucchi che l’adornavano.

1787 Il parroco aveva il titolo di prevosto (Ronna 1787-1792).

1794 – restauro del vecchio pavimento – 1799- 14 luglio si provvede alle tre sedie per la Cattedra ed al tappeto.

1822 La rendita del beneficio parrocchiale in valuta italiana ammontava a 1027,43; la parrocchia contava 490 anime (Stato parrocchie diocesi di Crema, 1822). Nei secoli XVIII (Visite Lombardi 1752-1777), XIX (Visita Ferré) XIX (Visita Ferré 1859) e XX (Guida diocesi Crema 1963) la parrocchia di Pieranica appartenne al vicariato di Trescore Cremasco. Revisione delle strutture territoriali della diocesi attuata nel 1970 (decreto 25 gennaio 1970),

1500 – 1800 circa – Parte dell’area del sagrato era occupata dal cimitero recintato in muratura con 14 stazioni della Via Crucis. (?)

1837 – Posa del Crocifisso sull’altare maggiore, ringraziamento per la cessazione del colera. (2)

1890- Intervento significativo sull’organo a canne da parte del maestro Inzoli. Un successivo e   poco felice intervento avvenne nel 1945. Durante la presenza di don Agostino Alghisi, dopo anni di inattività, l’organo è stato sottoposto ad un riesame generale da parte della casa organaria Tamburini di Crema.

1970 Con la revisione delle strutture territoriali della diocesi attuata nel 1970 (decreto 25 gennaio 1970), la parrocchia di Pieranica è stata inclusa nella zona pastorale nord (Guida diocesi Crema 1981; Guida diocesi Crema 1985; Guida diocesi Crema 1988).

Elementi strutturali e architettonici

Gli archi dei due altari laterali poggiano su colonne arricchite successivamente di capitelli e della cornice. Compaiono sulle colonne degli altari laterali due croci dipinte, del 1500 circa, a testimonianza della consacrazione della chiesa. La riduzione del basamento delle colonne è da collegare al già citato rifacimento del pavimento che ha comportato, presumibilmente, una sovrapposizione su quello esistente. La variazione di quota ha eliminato i tre gradini a scendere. Dislivello accertato durante gli ultimi lavori di restauro terminati nel 2005 (con don F.Tessadori). Sul fianco sinistro dell’altare della madonna è collocato il Battistero, costituito da una pila in marmo del 1600 su cui poggia il tronetto in noce del 1500, la cui sommità, a forma di cupola, venne tagliata per ragioni pratiche non considerando il valore che rappresentava. Il battistero originale del 1400 era costituito da una pila in pietra.

Nel corso di interventi effettuati 31 anni orsono (presente don Francesco Tessadori) sulle pareti interne vennero rinvenuti affreschi coperti da più strati di intonaco bianco. Ciò conferma che la chiesa in diverse occasioni, a causa di epidemie, fu sottoposta a trattamenti sulle pareti interne per disinfezione.

Tre affreschi precedentemente asportati dalla parete, riportati su tela e restaurati da Geroldi Ambrogio di Crema con una tecnica di strappo – riporto – restauro. Essi raffigurano la Beata Vergine col Bambino, (madonna del latte?) e altri due soggetti.

La facciata esterna, con mattoni a vista, presentava un portale originario ad arco molto basso sovrastato da un rosone e da una croce, marcati da mattoni sporgenti.

1600 circa – il portale viene modificato con una porta rettangolare più alta, il rosone viene sostituito da un’ampia finestra marcata a sua volta con mattoni provenienti, pare, dal rosone precedente.

Durante i restauri del 1965 viene asportata, ricomposta in mattoni e riapplicata la croce. Sempre nel corso dei lavori del 1965 vengono ricostruiti i due cupolini di stile romanico che sovrastano le due estremità della facciata. Si suppone che ne esistesse anche uno centrale ove attualmente è visibile una colonnina in mattoni con una croce in ferro.

La facciata, oltre al portale centrale presentava due porte per ingressi separati, a sinistra  per le donne a destra per gli uomini. La separazione rimaneva anche in chiesa.

1925 – Il parroco Don Guarino Longari, con la vendita di 70 pertiche di beneficio, realizza la nuova casa parrocchiale successivamente ampliata   in occasione del passaggio da curato a parroco di don Agostino Dominoni.

Nel 1926 lasciando la struttura lignea a falda del tetto, realizza la copertura interna a volta. Nel 1927 sirestaurano gli affreschi dell’altare della Madonna successivamente quasi completamente aboliti.

Negli anni ‘50 del secolo scorso e successivi donAgostino Dominoni avvia un sostanziale intervento strutturale esterno che    modifica l’equilibrio compositivo. Viene demolito il campanile e ricostruito l’attuale che risulta sproporzionato ed estraneo stilisticamente alla chiesa. Successivamente viene riorganizzata l’area esterna con l’aspetto che ora vediamo: viene liberata l’area antistante la chiesa con la demolizione di fabbricati per far posto alla costruzione dell’allora sala del cinema, ora sala polifunzionale, alla realizzazione della grotta dedicata alla Madonna di Lourdes e area verde. La recinzione in ferro battuto, prospiciente il sagrato, sarebbe stata realizzata dal fabbro e maniscalco del paese.   Precedentemente la recinzione perimetrava l’area del monumento in ferro, dedicato ai caduti, collocato in posizione centrale nella piazza Fontana. Sostituito con quello in muratura che fa parte dalla recinzione dell’oratorio. Idealmente guardava e chiudeva il paese. La rimozione avvenne per consentire il transito ai pullman che, mattina e sera, entravano in paese e giravano in piazza. Era incominciata la trasformazione economica con il trasferimento quotidiano, per lavoro, a Milano dei giovani e non, uomini e donne. La costruzione dell’attuale oratorio avvenne inizialmente con la funzione di scuola materna parrocchiale e al piano primo laboratorio di maglieria per offrire l’opportunità alle giovani di imparare un mestiere che le rendesse economicamente autonome nello svolgimento di un’attività artigianale in famiglia ma anche una capacità spendibile sul mercato del lavoro che non fosse solo il lavoro domestico o rurale. Con successivi ampliamenti ed adeguamenti si è arrivati all’attuale edificio oratoriale. Venne anche riorganizzata la sacrestia con le opere che tutt’ora vediamo.

1999 – Don Francesco Tessadori, con autorizzazione edilizia del Comune e approvazione dalla Soprintendenza Beni Culturali Brescia-Cremona- Mantova compresa l’approvazione successiva delle  sempre da parte della Soprintendenza in data 19 maggio 1995 –n. 3722 per l’altare maggiore,  avvia e conclude i lavori di restauro e recupero, ove possibile, degli affreschi. La restauratrice E. Attorrese relaziona lo stato degli affreschi e progetta il recupero. Alcuni di questi precedentemente trattati da Geroldi. Sulla lesena tra l’altare della Madonna e il sotto organo e precisamente la parete verso l’altare maggiore si trova l’affresco datato 1510. La didascalia HOC OPUS (questa opera) FF (fece fare) MANFREDA MOGLIE DI BARTOLOMEO DE MAESTRI 1510 giorno 27 giugno. Oltre alla pulizia dei marmi venne riorganizzato l’altare maggiore con la nuova mensa, nuovo ambone, la formazione del gradino per accedere al tabernacolo e la pulizia dei marmi. (con approvazione della Curia diocesana nella persona di Don Lucchi e la Sovrintendenza), ricollocazione del paliotto di S. Biagio.

Marmi-  Nel corsodell’ultimo intervento particolare cura è stata posta alla pulizia e al recupero degli stacchi dei marmi rovinati sia per l’usura che per la presenza di umidità (in particolare quello della Madonna). Questo altare anch’esso recuperato, come riporta il medaglione con dedica, nella seconda metà del 1800, per devozione e ringraziamento a conclusione di una epidemia. (La rappresentante della soprintendenza di Brescia Cremona Mantova valutò la statua della Madonna il pezzo di maggior pregio). L’altare del Crocifisso desta particolare interesse per tipologia e stile (potrebbe derivare da una chiesa conventuale?), le piccole nicchie di marmo giallo hanno richiesto una attenta ricerca trattandosi di materiale ormai difficilmente reperibile per via dell’esaurimento delle cave (orobiche?). L’altare maggiore ha richiesto maggiore impegno. Il marmo della parte centrale era stato rimosso e con esso il paliotto di S.Biagio (conservato). Nel vano, sotto la mensa, era stato collocato il crocifisso. A seguito di una visita il Vescovo Manziana fece rimuovere il Crocifisso.  Il parroco Dominoni provvide alla chiusura con un pannello di faesite trattato finto marmo. In occasione del restauro degli anni 2000 s’è recuperato il paliotto di S. Biagio e con una accurata ricerca,  nei depositi di marmo di Massa Carrara il marmista ha ricomposto la lastra con marmo originale (cava ormai esaurita)  s’è provveduto all’applicazione del paliotto di S. Biagio ripristinando la condizione originale. Questa era la condizione posta dalla soprintendenza, in caso contrario rimaneva la faesite. Inoltre tutte le parti marmoree sono state pulite e ricomposte nelle parti sbrecciate L’intervento contemplò anche la ripresa delledecorazione e tinteggiatura. (Il progetto venne depositato presso l’ufficio tecnico del Comune di Pieranica e la Sovrintendenza di Brescia- Cremona e Mantova – controllati dall’architetto Cassarino della sovrintendenza).

Gli anni successivi al restauro conservativo interno s’è provveduto alla sistemazione delle pareti esterne. E’ stata effettuate la ristilazione dei giunti della facciata principale e parte di quella a sud. Tenuto conto dell’età della muratura è stato realizzato lo scannafosso alla base della muratura della facciata principale e parziale alla base della parete sud questo intercapedine ha la funzione di isolare la muratura dalla umidità di risalita e dalla condensazione interstiziale. Purtroppo per la parete sud l’intervento non è stato completato.

C’è inoltre un patrimonio di grande valore che va ricordato oggi sottovalutato: gli arredi e paramenti sacri: i sacerdoti che si sono succeduti negli ultimi decenni – don Santino Costi e don Piero Lunghi hanno prestato attenzione e cura con trattamenti adeguati. Tutto fa parte della Chiesa in quanto patrimonio lasciatoci dai nostri predecessori. Una partecipazione identitaria oggi un pò annebbiata.